A Sensunte piove che Dio la manda. I miei 4 girasoli (spuntati dai semini che mi ha regalato Nadia) sembrano ogni giorno più perplessi: devono iniziare a rendersi conto di essere delle cavie geografiche. Dalle case dei vicini arriva un improvviso boato: gooooooool !
In questa serata bagnata e calcisticamente fortunata, ripenso a Mirko Barchetta, il mio amico che lavora con Emergency in Afganistan: le sue mail interrompono il filo del quotidiano come spot dall’inferno. Riesce di botto ad ancorarmi alla tremenda realtà della guerra di cui in Angola e qua ho vissuto le conseguenze.
E così vi racconto di Eligio, un uomo anziano, con il viso rugoso e le mani nodose, la camminata incerta che strascina una gamba. Iniziammo a parlare quando lui curioso mi chiese di dove venissini.
- Italia - dico io - E lei?
- Io sono di Suchitoto, esattamente di Aguacayo, sa, dove abbiamo consegnato le armi.
- Le armi, e come? Chiedo io giá curiosa.
Così iniziò a raccontarmi, che il suo piccolo paese, a 2 km da Suchitoto, fu scelto dalle Nazioni Unite come il luogo in cui i cinque movimenti del Frente avrebbero dato l’addio alle armi, consegnandole.
- C’erano tutti mi disse, venne moltissima gente e consegnò le armi che vennero distrutte o bruciate. Comprese le AK - mi disse - le ultime arrivate dalla Russia. All’inizio si lottava con piccole armi, pistole, fuciletti, poi iniziarono a circolare le armi sottratte all’esercito, come l’M16, fino a che vennero le “famose” AK, i Kalashnikof - mi spiega.
Eligio è stato nella guerriglia, nell’RN
- Sai io e te abbiamo qualcosa in comune: Antonio, il tuo attuale direttore durante la guerra era il mio comandante - mi dice con lo sguardo furbetto, e poi torna serio e mi racconta orgoglioso di aver partecipato ell’offensiva a san salvador, nel '89, quando i 5 fronti armati scesero contemporaneamente dalle montagne e cercarono di conquistare la capitale. Circa 800 persone venivano, da parte dell’RN, degli altri 4 fronti, non ne aveva idea. E di questi 800, c’erano medici, radialisti, logisti. Insomma quelli che stavano in prima linea erano anche meno. Le “colonne” a volte non arrivavano a 100 persone e dovevano scontrarsi con eserciti di 1600. Nonostante tutto, riuscivano a volte ad avere la meglio, perchè lottavano con più coraggio, mi dice.
- Noi che lottavamo eravamo figli di contadini e operai. Gente povera. Ma quelli che stavano nell’esercito, che sparavano contro di noi, anche quelli erano figli di contadini e operai. Erano persone uguali a me, che lavorano tutta la vita senza poter avere niente. Quelli inceve che ci tenevano schiavi, che organizzavano la guerra, quelli i loro figli non li mandavano in guerra, ma li mandavano all’estero, in europa, nelle migliori scuole. E mentre noi ci ammazzavamo l’un l’altro qui nel El Salvador, loro stavano nelle migliori spiagge, nei migliori ristoranti. Per questo è stato un bene mettere fine alla guerra, con gli Accordi di Pace del 92.
– Vede, io non ho studiato, ma tutte queste cose le ho capite vivendo, perchè ho partecipato in una guerra e sono sopravvisuto, sono diventato vecchio e ho potuto avere tantissime esperienze e ora le posso raccontare. Vede ora per esempio ho l’onore di parlare con una italiana, mi dice.
- L’onore è tutto mio – gli rispondo.
giovedì 10 settembre 2009
martedì 18 agosto 2009
giovedì 7 maggio 2009
Baila tunco baila.
Oggi vi presentiamo una storia che trasuda ottimismo e esperanza, una storia di Amore e sull'Amore, di come ci può aspettare dietro l'angolo... o dietro l'albero, magari nel momento in cui meno ce lo aspettiamo, nel famoso momento del bisogno...
Questa avventura iniziò con una mail: un invito al primo KABARET de El Salvador.
Domada: KABARET? que è?
Rispota: Un incontro di gente a cui piace il cinema, che si riunisce in una tre giorni intensiva di produzione di cortometraggi. In altri termini, l'idea è che un gruppo di gente si riunisce in una casa, si formano spontaneamente gruppi di lavoro che buttano giu un idea per un piccolo video, si gira, si monta e si presentano i video. Il tutto in poco piu di 48 ore. Si crea, si impara e sopratutto ci si diverte. Bello no?
Eravamo dunque appena arrivati, il sole era calato da poco sul Pacifico, sei amici bevevamo una birra sulla terrazza della casa in affitto... ad un certo punto qualcuno dice:
- Devo andare in bagno, deve essere tutta questa birra.
Io rispondo: - Potremmo girare un documentario su la pipi, e il suo cammino verso il mare!
Immediatamente si scatena un furullare di idee: la pipi, l'incontro con il mare, l'amore, l'innamoramento, la danza, i film indiani, Bollywood.... ripensandoci a posteriori, non siamo piu riusciti a ricostruire esattamente la nascita di questa idea, come siamo arrivati a pensare questa storia, che ovviamente non ha piu molto in comune con la mia proposta originale!
Insomma, ecco qua "baila tunco baila", il cortometraggio che abbiamo prodotto (Tunco è il nome della spiaggia e della roccia che la identifica), secondo me è esilarante, noi nel realizzarlo abbiamo riso come poche volte nella vita. Massi è già una star, a cui chedono autografi e lanciano reggipetti.
Spero vi piaccia.
PARTE 1
PARTE 2
Questa avventura iniziò con una mail: un invito al primo KABARET de El Salvador.
Domada: KABARET? que è?
Rispota: Un incontro di gente a cui piace il cinema, che si riunisce in una tre giorni intensiva di produzione di cortometraggi. In altri termini, l'idea è che un gruppo di gente si riunisce in una casa, si formano spontaneamente gruppi di lavoro che buttano giu un idea per un piccolo video, si gira, si monta e si presentano i video. Il tutto in poco piu di 48 ore. Si crea, si impara e sopratutto ci si diverte. Bello no?
Eravamo dunque appena arrivati, il sole era calato da poco sul Pacifico, sei amici bevevamo una birra sulla terrazza della casa in affitto... ad un certo punto qualcuno dice:
- Devo andare in bagno, deve essere tutta questa birra.
Io rispondo: - Potremmo girare un documentario su la pipi, e il suo cammino verso il mare!
Immediatamente si scatena un furullare di idee: la pipi, l'incontro con il mare, l'amore, l'innamoramento, la danza, i film indiani, Bollywood.... ripensandoci a posteriori, non siamo piu riusciti a ricostruire esattamente la nascita di questa idea, come siamo arrivati a pensare questa storia, che ovviamente non ha piu molto in comune con la mia proposta originale!
Insomma, ecco qua "baila tunco baila", il cortometraggio che abbiamo prodotto (Tunco è il nome della spiaggia e della roccia che la identifica), secondo me è esilarante, noi nel realizzarlo abbiamo riso come poche volte nella vita. Massi è già una star, a cui chedono autografi e lanciano reggipetti.
Spero vi piaccia.
PARTE 1
PARTE 2
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mercoledì 29 aprile 2009
Un addio senza abbracci, Moises

Un hombre identificado como Moisés Alejandro Alvarenga Bonilla, de 28 años de edad, fue asesinado en la colonia Los Conacastes, del municipio de Mejicanos.
Elementos policiales adjudican el hecho a pandilleros, quienes habrían cometido el crimen por rencillas personales.
Testigos indicaron que los implicados son tres sujetos. Ninguno ha sido capturado.
Oggi non ho proprio voglia di fare un cacchio.
lunedì 16 marzo 2009
Uno di due: elezioni presidenziali in El Salvador.
La mia sveglia non aveva mai suonato cosi presto. O almeno se l'aveva fatto devo averlo rimosso.
Alle 1.40 am il suo titititiiiiii stava già abortando un sonno incipiente. Scendere dal letto, lavarsi, vestirsi, preparare cavi, cassette e batterie: con appena 3 ore di sonno alle spalle è come chiedere a un ubriaco di rammendarsi un calsino.
Di notte San Salvador è un deserto in mano ai cani randagi. In meno di 15 minuti raccogliamo Andrea, una ragazza spagnola, e arriviamo a Mejicanos, un municipio periferico dei tentacoli metropolitani di San Salvador.
Alle 2.15, Moises è giá pronto e nervoso, con lo zaino in spalla, si attacca al telefonino per organizzare i pick up dei suoi compagni.
Nonostante il nome vetusto, Moises è un giovane di 28 anni, barba incolta e jeans "a bisacciò", un attivista dell'FMLN, ex partito guerrigliero, supervisore del centro di votazione di Mejicanos. Mette il giubbetto rosso ed esce con il megafono.
Dall'altra parte della cittá, la polizia antisommossa vigila lo stadio Cuzcatlan. Voci corrono che 40.000 nicaraguensi, honduregni e guatemaltechi si concentrano al suo interiore e che, dotati di documenti falsi, andranno a votare pagati da ARENA, il partito della destra nazionalista, da 20 anni al governo.
Non è stata solo la nostra sveglia ad essere birichina: 3 osservatori internazionali, con le facce bianche come le loro magliette, ascolatano le denuncie dei cittadini, ma non possono entrare nello stadio: ARENA prepara i brogli?
La polizia e gli agenti della sicurezza privata non lasciano entrare nessuno: noi però conosciamo Silvia, una trentenne attivista di ARENA con le unghie dipinte con il colore del suo partito.
"Io sono salvadoregno, quelli lá fuori mentono, ecco qua la mia carta di identitá, è tutto regolare, sono di Sensuntepeque" grida un uomo nella notte come ebbrio, tranne poi restare in silenzio quando gli chiediamo il nome del sindaco di Sensunte o il quartiere da cui proviene.
I dubbi crescono: dopo 20 anni ARENA farà il giocoliere pur di non lasciare il potere.

Alle 5.30 a Mejicanos si istallano le urne. Moises controlla silenzioso, con le labbra contratte, parla solo per dare direttive. Tutto fila liscio alle 7.00 puntualissimi si aprono i cancelli e la folla entra a votare.
Ora occorre che i minuti e le matite traccino il destino politico di questo paese: un altro governo di destra o la svolta a sinistra ex guerrigliera?
Silvia, si sporge dall'autobus e chiama a raccolta la gente: accompagna gli autobus per portare a votare i sostenitori di ARENA. Salgono donne evangeliche con il capo coperto e persone umili. E' nelle zone rurali e nei quartieri poveri che ARENA tiene il suo zoccolo duro, oltre che nei pochi grandi impresari del paese. I poveri che votano per i ricchi. Silvia ad esempio non ha lavoro, è vedova e madre, è emigrata in Italia dove ha passato 5 anni da badante, senza vedere mai i sui figli. Per questo, ci dice, che vota per ARENA. Non capisco.

Sgocciolano le schede elettorali nelle urne, la partecipazione è forte e ordinata. Le occhiaie di Moises sono sempre più profonde ma lui non si rilassa.
Silvia vota alle 15 e si dirige alla sede di ARENA ad aspettare i risultati. Le urne chiudono alle 17 ed iniziano i conteggi. "Altri cinque minuti e iniziate a contare" urla Moises al megafono.
- FMLN
- FMLN
- ARENA
- FMLN
- ARENA
Gli scrutinatori di ogni urna mostrano le schede elettorali ai presenti, ai giornalisti e osservatori internazionali (ne sono arrivati circa 5.000). Quando la prima urna delle 65, chiude il conteggio a Moises arriva un foglietto: 179 voti per l'FMLN, 130 per ARENA.
"Un passo para el Frente" grida Moises al megafono e un boato di allegria risuona dall'esterno del centro scolare dove la gente attende i risultati, e poi ci sussurra "ne mancano altri 64".
Nel frattempo anche alla sede di ARENA arrivano i primi risultati: il morale è basso, Silvia chiede un caffè ma non lo finisce: sa di sconfitta. All'improvviso entra un coordinatore del partito e, concitato, chiede a tutti di salire sugli autobus parcheggiati là fuori. Per andare dove non lo vuole dire ma grida e spinge le persone a salire.
"Otro passo para el frente" grida Moises mentre il suo telefonino non smette di squillare, preannunciando i risultati:" Sai cosa succede a San Miguel? Chi vince a San Miguel?".
Gli attivisti di ARENA vengono fatti scendere dagli autobus nei pressi del maggior centro di votazione di San Salvador, con l'ordine di cantare inni e slogan di destra come "Patria sì, comunismo no". Lo scopo è provocaregli attivisti dell'FMLN che iniziano a festeggiare. Ad Andrea, la nostra amica spagnola, tolgono la telecamera salvo poi restiturgliela dietro l'intrevento di altri giornalisti. Silvia dice che si dissocia e che non gli piacciono questi aspetti del suo partito.

Le labbra di Moises per la prima volta si distendono mostrando un sorriso:" San Salvador, Santa Tecla, La Uniòn, Auachapan: stiamo vincendo dappertutto!!". Iniziano gli abbracci, i cori, le pacche sulle spalle: a Mejicanos in tutte le 65 urne ha vinto l'FMLN. "Non ci posso credere".
Alle 19.30 escono ufficialmente i risultati: con il 52% la vittoria è dell'FMLN. I facinorosi di ARENA si disperdono, alcuni sembrano cambiare preferenze politiche e addirittura iniziano a cantare: "El pueblo unido, jamas serà vencido". Silvia sorride e dice che va bene cosi: "alla fine se ARENA non mi avesse pagato, anche io avrei votato per l'FMLN".

A Mejicanos inizia la festa con DJ, fuochi d'artificio e bandiere a volontà. Moises arriva con una bandiera dell'FMLN legata al collo come superman e si perde in un oceano rosso di abbracci. L'ultima cosa che ci dice prima di scomparire è "Si se pudo", ce l'abbiamo fatta.
PS NUMERO 1: vi ricordate la lotta contro la miniera?? Guardate cosa è uscito sulle prime pagine dei giornali qualche settina fa... L'ESECUTIVO NON DARÀ IL PERMESSO ALLE MINIERE!!!! Gli abbiamo fatto il cu..........oreeeeeeeeeee!!! :-)

PS NUMERO 2 (non ha nessuna relazione con il PS numero 1): prenotato l'arero, il 5 giugno atterriamo in Italia per 1 mesetto di vacanze. Mettete a stagionare i salumi!!!!
Alle 1.40 am il suo titititiiiiii stava già abortando un sonno incipiente. Scendere dal letto, lavarsi, vestirsi, preparare cavi, cassette e batterie: con appena 3 ore di sonno alle spalle è come chiedere a un ubriaco di rammendarsi un calsino.
Di notte San Salvador è un deserto in mano ai cani randagi. In meno di 15 minuti raccogliamo Andrea, una ragazza spagnola, e arriviamo a Mejicanos, un municipio periferico dei tentacoli metropolitani di San Salvador.
Alle 2.15, Moises è giá pronto e nervoso, con lo zaino in spalla, si attacca al telefonino per organizzare i pick up dei suoi compagni.
Nonostante il nome vetusto, Moises è un giovane di 28 anni, barba incolta e jeans "a bisacciò", un attivista dell'FMLN, ex partito guerrigliero, supervisore del centro di votazione di Mejicanos. Mette il giubbetto rosso ed esce con il megafono.
Dall'altra parte della cittá, la polizia antisommossa vigila lo stadio Cuzcatlan. Voci corrono che 40.000 nicaraguensi, honduregni e guatemaltechi si concentrano al suo interiore e che, dotati di documenti falsi, andranno a votare pagati da ARENA, il partito della destra nazionalista, da 20 anni al governo.
Non è stata solo la nostra sveglia ad essere birichina: 3 osservatori internazionali, con le facce bianche come le loro magliette, ascolatano le denuncie dei cittadini, ma non possono entrare nello stadio: ARENA prepara i brogli?
La polizia e gli agenti della sicurezza privata non lasciano entrare nessuno: noi però conosciamo Silvia, una trentenne attivista di ARENA con le unghie dipinte con il colore del suo partito.
"Io sono salvadoregno, quelli lá fuori mentono, ecco qua la mia carta di identitá, è tutto regolare, sono di Sensuntepeque" grida un uomo nella notte come ebbrio, tranne poi restare in silenzio quando gli chiediamo il nome del sindaco di Sensunte o il quartiere da cui proviene.
I dubbi crescono: dopo 20 anni ARENA farà il giocoliere pur di non lasciare il potere.

Alle 5.30 a Mejicanos si istallano le urne. Moises controlla silenzioso, con le labbra contratte, parla solo per dare direttive. Tutto fila liscio alle 7.00 puntualissimi si aprono i cancelli e la folla entra a votare.
Ora occorre che i minuti e le matite traccino il destino politico di questo paese: un altro governo di destra o la svolta a sinistra ex guerrigliera?
Silvia, si sporge dall'autobus e chiama a raccolta la gente: accompagna gli autobus per portare a votare i sostenitori di ARENA. Salgono donne evangeliche con il capo coperto e persone umili. E' nelle zone rurali e nei quartieri poveri che ARENA tiene il suo zoccolo duro, oltre che nei pochi grandi impresari del paese. I poveri che votano per i ricchi. Silvia ad esempio non ha lavoro, è vedova e madre, è emigrata in Italia dove ha passato 5 anni da badante, senza vedere mai i sui figli. Per questo, ci dice, che vota per ARENA. Non capisco.

Sgocciolano le schede elettorali nelle urne, la partecipazione è forte e ordinata. Le occhiaie di Moises sono sempre più profonde ma lui non si rilassa.
Silvia vota alle 15 e si dirige alla sede di ARENA ad aspettare i risultati. Le urne chiudono alle 17 ed iniziano i conteggi. "Altri cinque minuti e iniziate a contare" urla Moises al megafono.
- FMLN
- FMLN
- ARENA
- FMLN
- ARENA
Gli scrutinatori di ogni urna mostrano le schede elettorali ai presenti, ai giornalisti e osservatori internazionali (ne sono arrivati circa 5.000). Quando la prima urna delle 65, chiude il conteggio a Moises arriva un foglietto: 179 voti per l'FMLN, 130 per ARENA.
"Un passo para el Frente" grida Moises al megafono e un boato di allegria risuona dall'esterno del centro scolare dove la gente attende i risultati, e poi ci sussurra "ne mancano altri 64".
Nel frattempo anche alla sede di ARENA arrivano i primi risultati: il morale è basso, Silvia chiede un caffè ma non lo finisce: sa di sconfitta. All'improvviso entra un coordinatore del partito e, concitato, chiede a tutti di salire sugli autobus parcheggiati là fuori. Per andare dove non lo vuole dire ma grida e spinge le persone a salire.
"Otro passo para el frente" grida Moises mentre il suo telefonino non smette di squillare, preannunciando i risultati:" Sai cosa succede a San Miguel? Chi vince a San Miguel?".
Gli attivisti di ARENA vengono fatti scendere dagli autobus nei pressi del maggior centro di votazione di San Salvador, con l'ordine di cantare inni e slogan di destra come "Patria sì, comunismo no". Lo scopo è provocaregli attivisti dell'FMLN che iniziano a festeggiare. Ad Andrea, la nostra amica spagnola, tolgono la telecamera salvo poi restiturgliela dietro l'intrevento di altri giornalisti. Silvia dice che si dissocia e che non gli piacciono questi aspetti del suo partito.

Le labbra di Moises per la prima volta si distendono mostrando un sorriso:" San Salvador, Santa Tecla, La Uniòn, Auachapan: stiamo vincendo dappertutto!!". Iniziano gli abbracci, i cori, le pacche sulle spalle: a Mejicanos in tutte le 65 urne ha vinto l'FMLN. "Non ci posso credere".
Alle 19.30 escono ufficialmente i risultati: con il 52% la vittoria è dell'FMLN. I facinorosi di ARENA si disperdono, alcuni sembrano cambiare preferenze politiche e addirittura iniziano a cantare: "El pueblo unido, jamas serà vencido". Silvia sorride e dice che va bene cosi: "alla fine se ARENA non mi avesse pagato, anche io avrei votato per l'FMLN".

A Mejicanos inizia la festa con DJ, fuochi d'artificio e bandiere a volontà. Moises arriva con una bandiera dell'FMLN legata al collo come superman e si perde in un oceano rosso di abbracci. L'ultima cosa che ci dice prima di scomparire è "Si se pudo", ce l'abbiamo fatta.
PS NUMERO 1: vi ricordate la lotta contro la miniera?? Guardate cosa è uscito sulle prime pagine dei giornali qualche settina fa... L'ESECUTIVO NON DARÀ IL PERMESSO ALLE MINIERE!!!! Gli abbiamo fatto il cu..........oreeeeeeeeeee!!! :-)

PS NUMERO 2 (non ha nessuna relazione con il PS numero 1): prenotato l'arero, il 5 giugno atterriamo in Italia per 1 mesetto di vacanze. Mettete a stagionare i salumi!!!!
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sabato 14 marzo 2009
El Salvador, meno uno alle elezioni.
Da un anno sono qua.
Da un anno è in corso la campagna elettorale.
Gli uni non vogliono proprio perdere, dopo 20 anni al governo.
Gli altri non sono mai stati cosi vicini alla vittoria.
Domani finalmente si vota.
Vi racconteró. Per ora voglio condividere un articolo di un giornalista italiano che mi è piaciuto molto: la prima cosa che un giornalista impara in El Salvador è che se azzecca la domanda sbagliata, lo menano...
di Riccardo Bottazzo
Da un anno è in corso la campagna elettorale.
Gli uni non vogliono proprio perdere, dopo 20 anni al governo.
Gli altri non sono mai stati cosi vicini alla vittoria.
Domani finalmente si vota.
Vi racconteró. Per ora voglio condividere un articolo di un giornalista italiano che mi è piaciuto molto: la prima cosa che un giornalista impara in El Salvador è che se azzecca la domanda sbagliata, lo menano...
di Riccardo Bottazzo
martedì 6 gennaio 2009
Capodanno nelle comunitá zapatiste.
Un altro giro di giostra, direbbe Terzani. Insert Coin, i più moderni. Un'altra monetina scivola giù per la fessura e si spalanca un’altra esperienza. Un impercettibile giro di caleidoscopio ed i colori si combinano in maniera nuova e sempre più singolare.
I colori. Gli occhi degli indigeni del Chiapas sono neri e brillanti, come uno stagno in una notte di fulmini. Qui a Oventic, nel sud del Messico, gli occhi degli indigeni sono tutto ciò che puoi sapere su di loro. Sbucano dal passamontagna, simbolo della lotta e della loro rivoluzione. E’ Capodanno e siamo nella festa dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZNL).

So che sembra una storia difficile da credere, come molte delle altre che ho raccontato. Nonostante mi ci trovassi dentro, stentavo a credere che fosse del tutto reale. Per entrare nella comunità, occorre chiedere il permesso alla “Commissione di Vigilanza”. Un cartello avverte: “Qui comanda il popolo e il governo ubbidisce”. Una piccola donna in passamontagna apre uno spiraglio della porta della capanna di legno. Mi scruta per un po’, mi dice di aspettare, si consulta con altri in una lingua che non capisco, mi ripete di aspettare, la porta si chiude, si riapre di pochi centimetri, altri occhi dietro un passamontagna mi scrutano e alla fine mi lasciano entrare.
Quando entro nella casetta mi sembra di fare un passo dentro un video clandestino. La stanza è semi buia, le pareti di legno riflettono una luce obliqua e calda. Di fronte a me tre uomini, anche loro con il volto coperto, mi aspettano seduti. Sulla parete la bandiera nera con la stella rossa dell’EZLN. Mi siedo su uno sgabello di fronte a loro che, dopo un lungo attimo di silenzio, iniziano a pormi domande, alcune facili (Come ti chiami? Dove lavori?) altre notevolmente più complicate (Qual è il tuo obbiettivo nella vita?) e scrivono le mie risposte. Alla fine mi accettano e iniziano a raccontarmi la storia di Oventic, la così detta Chiocciola Due, dei territori liberati dall’EZLN.
Vi ricordate il sub-comandante Marcos, che andava di moda qualche anno fa? Quello che girava con il passamontagna tutto l’anno, introvabile come una banconota da 500 euro? Ha lasciato qualcosa, oltre alle magliette, i portachiavi e i calendari con la sua immagine!
La notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio 1994, fu un giorno storico per il Messico: entrava il vigore il Trattato di Libero Commercio, una serie di accordi commerciali tra Stati Uniti e Messico. Allo stesso tempo si proclamava l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, una milizia composta soprattutto da contadini indigeni che, nascosti sulle montagne del Chiapas, iniziava la guerriglia.
Oggi, a 15 anni di distanza, nel Chiapas esistono 5 territori liberati o “chiocciole”, che sono semi indipendenti dal Governo messicano e organizzate autonomamente secondo principi socialisti.
Migliaia di contadini sono venuti a festeggiare il compleanno dell’EZLN; nonostante il freddo umidissimo delle montagne (siamo praticamente dentro a una nuvola di nebbia, che rende tutto ancora più onirico), indossano i loro vestiti tradizionali e si sono accampati nei prati che circondano il campo da basket della comunità. Tantissimi anche gli stranieri, i turisti e i giornalisti, venuti per la straordinaria occasione. Da notare che nelle comunità Zapatiste è proibito l’alcol…neanche un bicchiere di vino per scaldarsi un po’!
La cerimonia inizia verso le cinque del pomeriggio con canti, teatro e danze. Alle nove e a mezzanotte dalle montagne scendono i gruppi di guerriglieri che leggono dei messaggi di lotta politica: il comandante Javier denuncia la trasgressione degli accordi di Selva Lacandona, tra la guerriglia e il governo; il comandante David parla dell’importanza di organizzarsi globalmente e unificare la lotta dei differenti movimenti sociali.
Piovono cori e slogan leggerissimamente di sinistra, gli stranieri e i giornalisti sembrano molto più eccitati dei locali, fino a quando, attenzione, attenzione, a mezzanotte in punto arrivano tre orchestre e iniziano a suonare ritmi tipicamente messicani.
E mentre il freddo aguzzo ci ficca un coltello nella schiena, Massi e io abbiamo il privilegio di assistere alla vera rivoluzione zapatista: ballare fino alle sette di mattina senza avere in corpo una goccia d’alcol!!! Straordinari.
Questo è il mio messaggio di speranza per il 2009.
I colori. Gli occhi degli indigeni del Chiapas sono neri e brillanti, come uno stagno in una notte di fulmini. Qui a Oventic, nel sud del Messico, gli occhi degli indigeni sono tutto ciò che puoi sapere su di loro. Sbucano dal passamontagna, simbolo della lotta e della loro rivoluzione. E’ Capodanno e siamo nella festa dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZNL).

So che sembra una storia difficile da credere, come molte delle altre che ho raccontato. Nonostante mi ci trovassi dentro, stentavo a credere che fosse del tutto reale. Per entrare nella comunità, occorre chiedere il permesso alla “Commissione di Vigilanza”. Un cartello avverte: “Qui comanda il popolo e il governo ubbidisce”. Una piccola donna in passamontagna apre uno spiraglio della porta della capanna di legno. Mi scruta per un po’, mi dice di aspettare, si consulta con altri in una lingua che non capisco, mi ripete di aspettare, la porta si chiude, si riapre di pochi centimetri, altri occhi dietro un passamontagna mi scrutano e alla fine mi lasciano entrare.
Quando entro nella casetta mi sembra di fare un passo dentro un video clandestino. La stanza è semi buia, le pareti di legno riflettono una luce obliqua e calda. Di fronte a me tre uomini, anche loro con il volto coperto, mi aspettano seduti. Sulla parete la bandiera nera con la stella rossa dell’EZLN. Mi siedo su uno sgabello di fronte a loro che, dopo un lungo attimo di silenzio, iniziano a pormi domande, alcune facili (Come ti chiami? Dove lavori?) altre notevolmente più complicate (Qual è il tuo obbiettivo nella vita?) e scrivono le mie risposte. Alla fine mi accettano e iniziano a raccontarmi la storia di Oventic, la così detta Chiocciola Due, dei territori liberati dall’EZLN.
Vi ricordate il sub-comandante Marcos, che andava di moda qualche anno fa? Quello che girava con il passamontagna tutto l’anno, introvabile come una banconota da 500 euro? Ha lasciato qualcosa, oltre alle magliette, i portachiavi e i calendari con la sua immagine!
La notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio 1994, fu un giorno storico per il Messico: entrava il vigore il Trattato di Libero Commercio, una serie di accordi commerciali tra Stati Uniti e Messico. Allo stesso tempo si proclamava l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, una milizia composta soprattutto da contadini indigeni che, nascosti sulle montagne del Chiapas, iniziava la guerriglia.
Oggi, a 15 anni di distanza, nel Chiapas esistono 5 territori liberati o “chiocciole”, che sono semi indipendenti dal Governo messicano e organizzate autonomamente secondo principi socialisti.
Migliaia di contadini sono venuti a festeggiare il compleanno dell’EZLN; nonostante il freddo umidissimo delle montagne (siamo praticamente dentro a una nuvola di nebbia, che rende tutto ancora più onirico), indossano i loro vestiti tradizionali e si sono accampati nei prati che circondano il campo da basket della comunità. Tantissimi anche gli stranieri, i turisti e i giornalisti, venuti per la straordinaria occasione. Da notare che nelle comunità Zapatiste è proibito l’alcol…neanche un bicchiere di vino per scaldarsi un po’!
La cerimonia inizia verso le cinque del pomeriggio con canti, teatro e danze. Alle nove e a mezzanotte dalle montagne scendono i gruppi di guerriglieri che leggono dei messaggi di lotta politica: il comandante Javier denuncia la trasgressione degli accordi di Selva Lacandona, tra la guerriglia e il governo; il comandante David parla dell’importanza di organizzarsi globalmente e unificare la lotta dei differenti movimenti sociali.
Piovono cori e slogan leggerissimamente di sinistra, gli stranieri e i giornalisti sembrano molto più eccitati dei locali, fino a quando, attenzione, attenzione, a mezzanotte in punto arrivano tre orchestre e iniziano a suonare ritmi tipicamente messicani.
E mentre il freddo aguzzo ci ficca un coltello nella schiena, Massi e io abbiamo il privilegio di assistere alla vera rivoluzione zapatista: ballare fino alle sette di mattina senza avere in corpo una goccia d’alcol!!! Straordinari.
Questo è il mio messaggio di speranza per il 2009.
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