Il 24 di marzo di 30 anni fa monsignor Oscar Romero veniva freddato sull’altare con un colpo al cuore, per le sue denuncie alle violenze del regime militare nel Salvador. Oggi i vinti sono diventati i vincitori ed il presidente Mauricio Funes ha reso omaggio alla sua figura con un decreto legislativo che dichiara il 24 di marzo “giorno nazionale di Romero”.
“Voglio fare un appello speciale agli uomini dell’esercito, soprattutto alle basi della guardia nazionale, della polizia, dei quartieri generali: fratelli, voi siete del nostro stesso popolo! State uccidendo i contadini, vostri fratelli! Di fronte all’ordine di uccidere dato un uomo, deve prevalere la Legge di Dio, che dice NON UCCIDERE!” fu l’omelia di Monsignor Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, il 23 di marzo del 1980. “Nel nome di Dio, vi supplico, vi chiedo, vi ordino: cessate la repressione!” gridava dal pulpito della Cattedrale. Il giorno successivo, un proiettile diretto al cuore mise a tacere quelle parole scomode, di condanna del regime militare e in difesa di un popolo inerme di fronte alle armi.
Erano tempi bui nel Salvador, il più piccolo paese dell’America Centrale: i guerriglieri si asserragliavano nelle montagne, coagulandosi intorno al FMLN, Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martì; il Governo rispondeva con violenza, repressione, torture ed omicidi, attraverso i gruppi paramilitari conosciuti come gli “squadroni della morte”. Il vescovo Romero, simbolo incarnato di una Chiesa che non tace, sfidò la dittatura militare, denunciando gli abusi, invocando la pace e la giustizia, con la sua incessante “predilezione speciale per i poveri”.
Trenta anni dopo, la cappella della Divina Provvidenza è avvolta nel silenzio, in una tranquillità sospesa nel tempo. Quel giorno Romero doveva celebrare la Messa in questa piccola chiesa di San Salvador. “Le persone gli dissero di non farlo perché per imprudenza era stato annunciato sul giornale dove avrebbe celebrato la Messa e, visto che era perseguitato, sarebbe stato pericoloso” ricorda madre Luz Cueva, testimone dell’omicidio. “Quando Monsignor terminò l’omelia, si spostò al centro dell’altare ed abbassò gli occhi: in quel preciso istante lo colpì il proiettile che causò la sua morte”.
Poche ore dopo, per la capitale del paese centroamericano, correva la voce che Oscar Romero era stato assassinato da gruppi dell’estrema destra salvadoregna. Il paese cadde in una feroce guerra civile che durò 12 anni e provocò più di 75.000 vittime, soprattutto civili. Molti di quei delitti restarono impuniti e nonostante la Commissione della Verità confermò nel 1993 che il vescovo fu ammazzato per ordine del generale d’Aubuisson, fondatore di ARENA, il partito della destra salvadoregna, questi non venne mai processato. Al contrario, durante i 20 anni ininterrotti di governo, ARENA ha sminuito la figura di questo martire ed ha celebrato il suo assassino come un eroe nazionale.
Ma il messaggio di giustizia sociale di Romero “resuscitò nel popolo”, come lui stesso aveva preannunciato, ed oggi, il partito ex-guerrigliero FMLN, nel primo storico governo di sinistra, lo dichiara ufficialmente guida spirituale della nazione ed il 24 di marzo viene riconosciuto, con un decreto legislativo, come il giorno nazionale a lui dedicato. Mauricio Funes, nel primo discorso da Presidente eletto, affermò che si sarebbe lasciato guidare da quella “predilezione speciale per i poveri”, di ispirazione romeriana. “Onorare a Monsignor Romero ci obbliga ad un maggiore impegno per la causa dei poveri, degli esclusi e delle migliaia di salvadoregni che chiedono giustizia e verità” ha dichiarato il presidente, durante le celebrazioni per il trentesimo anniversario del martirio del “santo d’America”.
Funes ha, inoltre, chiesto nuovamente perdono per tutte le vittime del conflitto armato, un passo necessario per il paese, che aveva fatto della dimenticanza e dell’amnistia la fragile base del processo di riconciliazione, ci spiega Monsignor Rosa Chávez, vice arcivescovo di San Salvador: “Nella Chiesa c’è un lungo dibattito su come riconciliare un paese che ha vissuto la guerra. Si possono utilizzare parole come perdono e dimenticanza, come fece il presidente Cristiani nel Salvador o come si fece in Argentina: questa è la legge dell’amnistia. Oppure, si scopre la verità e si ripara facendo giustizia, come si è fatto in Cile. In Salvador siamo lontani da questo, non siamo ancora pronti a leggere questa pagina”.
In realtà Funes non dà ancora segnale di voler derogare la legge di amnistia per investigare l’omicidio di Monsignor Romero e degli altri crimini di lesa umanità commessi durante il conflitto armato. Settori sempre più ampli della popolazione rimproverano a Funes di non tradurre le sue parole in azioni e mettono in dubbio la “preferenza speciale per i poveri”. El Salvador sembra non riuscire ad uscire dalla spirale di violenza, con 4.365 omicidi registrati nel 2009, ed iniziare ad implementare le politiche necessarie a colmare le forti disparità sociali che persistono a 30 anni dalla morte di Romero.
Un libro che racconta del viaggio di due clown italiani dal Messico all'Argentina durato circa 3 anni a bordo di un glorioso furgone pagliaccio.
sabato 27 marzo 2010
mercoledì 10 marzo 2010
Operazione Holbox 2010
Chi dice che il cambio climatico non esiste é un cretino.
A gennaio si aprí la "Operazione Holbox 2010". L'obiettivo: riunire un gruppo di buoni, vecchi amici nel paradiso tropicale nel quale Coco, il nostro amico messicano, ha mosso i suoi primi passi, ha conosciuto sua moglie Cinzia e.... molte altre cose che non é conveniente menzionare!
Nonostante le inevitabili diserzioni ( Lara, Samanta, Antonio e Lina, Giampaolo), il gruppo prometteva bene: a febbraio Massi ed io ci saremmo riuniti con Lucia, Cinzia, Moreno e ovviamente Coco e i suoi bambini.
Massi ed io partiamo in bus da San Salvador lunedí 15 febbrario: abbiamo passato quasi 3 giorni in autobus, vedendo sfilare le montagne ed i vulcani del Salvador, attraversando i campi di banano e le piantagioni di palma africana del Guatemala, zigzagando tra i villaggi del Chiapas e sfrecciando per le sterminate pianure dello Yucatan messicano.
Sapevamo che Holbox, piccola isola vicino a Cancun, é un piccolo gioiello sul Mar dei Caraibi: spiagge di arena biana, palme a volontá e un mare color turchese, ora verde o celeste, brillante come gli occhi di mia nonna Viola, dove non ci sono automobili e la vita scorre dolce e tranquilla.
Da anni sentivo parlare di questo luogo, non solo da Coco, ma da una lunghissima lista di amici, che prima di me ci erano stati, incluso Massi, che tornó con foto stupende quando ci era stato nel 2008.
Vi faccio invidia? La cruda realtá é che a Holbox abbiamo trovato pioggia, vento incessante e un freddo da lupi. Cacchio, pensate che sto scherzando! E invece no... l'isola si é addirittura inondata per 2 giorni!
E cosí il "paraiso tropical" lo potevo solo guardare da dietro il vetro della finestra, e quando uscivo, sfidando il vento assassino, incontravo solo persone che dicevano che un freddo cosí non c'era mai stato dal 1.700!!
Che disdetta! Il fegato mi si gonfiava come un cuscino!!!
E' vero che conoscere la famiglia di Coco, passare il tempo con Massi e reicontrare gli amici é stato bello... ma coltivavo ogni sera la speranza che il tempo migliorasse ed invece niente: per 3 settimane ho messo l'unico maglioncino e l'unico giubbetto che avevo con me, per ripararmi dalle intemperie.
Ovviamente la mattina in cui il traghetto si é staccato da Holbox per riportarmi sulla strada di casa, il sole splendeva, i pellicani galleggiavano sulle acque tranquille e ho lasciato Coco, Massi e Moreno sul molo... felici per la fine del mal tempo!!!
Ma se Holbox si é presa gioco di me, mi sono in parte rifatta sulla via del ritorno: un gruppo di amici spagnoli e salvadoregni partivano per una escursione sul vulcano Pacaya, in Guatemala.
Ci siamo incontrati a Cittá del Guatemala, dove mi aspettavano con un pulmino che, in poche ore e con molta allegria, ci ha portato sulle pendici di questo vulcano sempre attivo, a pochi centimentri da un fiume di lava incandescente, mentre il vulcano scagliava enormi pietre, fuoco, fumo ed esplosioni... uno spettacolo incredibile!!!
Bene amici e amiche, l'Operazione Holbox 2010 é dichiarata un successo a metá ( o se volete un mezzo fallimento!) ma ringrazio questo viaggio per la sua dose di emozioni, amici e sorprese.
Poi, se un giorno perdoneró Holbox per questo scherzetto, magari decideró di tornarci per vedere il suo vestito piú splendente.
O forse no. ;-)
A gennaio si aprí la "Operazione Holbox 2010". L'obiettivo: riunire un gruppo di buoni, vecchi amici nel paradiso tropicale nel quale Coco, il nostro amico messicano, ha mosso i suoi primi passi, ha conosciuto sua moglie Cinzia e.... molte altre cose che non é conveniente menzionare!
Nonostante le inevitabili diserzioni ( Lara, Samanta, Antonio e Lina, Giampaolo), il gruppo prometteva bene: a febbraio Massi ed io ci saremmo riuniti con Lucia, Cinzia, Moreno e ovviamente Coco e i suoi bambini.
Massi ed io partiamo in bus da San Salvador lunedí 15 febbrario: abbiamo passato quasi 3 giorni in autobus, vedendo sfilare le montagne ed i vulcani del Salvador, attraversando i campi di banano e le piantagioni di palma africana del Guatemala, zigzagando tra i villaggi del Chiapas e sfrecciando per le sterminate pianure dello Yucatan messicano.
Sapevamo che Holbox, piccola isola vicino a Cancun, é un piccolo gioiello sul Mar dei Caraibi: spiagge di arena biana, palme a volontá e un mare color turchese, ora verde o celeste, brillante come gli occhi di mia nonna Viola, dove non ci sono automobili e la vita scorre dolce e tranquilla.
Da anni sentivo parlare di questo luogo, non solo da Coco, ma da una lunghissima lista di amici, che prima di me ci erano stati, incluso Massi, che tornó con foto stupende quando ci era stato nel 2008.
Vi faccio invidia? La cruda realtá é che a Holbox abbiamo trovato pioggia, vento incessante e un freddo da lupi. Cacchio, pensate che sto scherzando! E invece no... l'isola si é addirittura inondata per 2 giorni!
E cosí il "paraiso tropical" lo potevo solo guardare da dietro il vetro della finestra, e quando uscivo, sfidando il vento assassino, incontravo solo persone che dicevano che un freddo cosí non c'era mai stato dal 1.700!!
Che disdetta! Il fegato mi si gonfiava come un cuscino!!!
E' vero che conoscere la famiglia di Coco, passare il tempo con Massi e reicontrare gli amici é stato bello... ma coltivavo ogni sera la speranza che il tempo migliorasse ed invece niente: per 3 settimane ho messo l'unico maglioncino e l'unico giubbetto che avevo con me, per ripararmi dalle intemperie.
Ovviamente la mattina in cui il traghetto si é staccato da Holbox per riportarmi sulla strada di casa, il sole splendeva, i pellicani galleggiavano sulle acque tranquille e ho lasciato Coco, Massi e Moreno sul molo... felici per la fine del mal tempo!!!
Ma se Holbox si é presa gioco di me, mi sono in parte rifatta sulla via del ritorno: un gruppo di amici spagnoli e salvadoregni partivano per una escursione sul vulcano Pacaya, in Guatemala.
Ci siamo incontrati a Cittá del Guatemala, dove mi aspettavano con un pulmino che, in poche ore e con molta allegria, ci ha portato sulle pendici di questo vulcano sempre attivo, a pochi centimentri da un fiume di lava incandescente, mentre il vulcano scagliava enormi pietre, fuoco, fumo ed esplosioni... uno spettacolo incredibile!!!
Bene amici e amiche, l'Operazione Holbox 2010 é dichiarata un successo a metá ( o se volete un mezzo fallimento!) ma ringrazio questo viaggio per la sua dose di emozioni, amici e sorprese.
Poi, se un giorno perdoneró Holbox per questo scherzetto, magari decideró di tornarci per vedere il suo vestito piú splendente.
O forse no. ;-)
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